C’è da svegliarsi. Esattamente come le barzellette (riuscite) e le escort (ancor più riuscite) di Berlusconi servono soltanto a sviare l’attenzione da cose ben più gravi e importanti, così i turpiloqui di Borghezio e le sparate a zero di Bossi convogliano l’attenzione dell’italiano medio su cazzate da terzo servizio di Studio Aperto, e passa (quasi) sotto silenzio uno dei più scandalosi provvedimenti della storia d’Italia, concepito inizialmente dal socialista Amato, ma portato avanti e suggellato dal leghista Maroni: la tessera del tifoso.
C’è da far notare come sia un provvedimento di tipo economico prima di tutto. Le tante personalità che lo sostengono e lo portano avanti ci speculeranno sopra, e non poco; si potrebbe approfondire il discorso inserendo nomi e cognomi di queste persone, ma è sufficiente uno sguardo al vertice: Luigi Abete, banchiere, che trarrebbe grossi benefici dall’emissione delle tessere, è fratello di Giancarlo Abete, presidente FIGC, uno dei promotori della tessera. Un esempio pratico di guadagno è il fatto che la tessera andrà ricaricata per l’acquisto di biglietti, gadget, ecc. , e per ogni ricarica v’è un costo di commissione; un altro esempio è che quasi tutte queste tessere hanno un costo e una scadenza.
Causa e conseguenza della forte valenza economica del provvedimento sarà il grande ruolo che i mass media avranno nel gestire l’accompagnamento dell’emissione della tessera. I giornali e le tv dovranno essere dei filtri perfetti cosicchè la tessera attiri il maggior numero di persone, e a questo scopo si punterà su due aspetti fondamentali: il consumo e l’incutere paura. Due elementi che fanno sempre presa sul superficiale italiota.
Nel primo caso si gioca sul fatto che la società consumistica italiana ha fatto si che s’inculcasse nella mentalità di coloro che seguono il calcio moderno, che più si hanno gadget (rigorosamente ufficiali) della propria squadra del cuore, più si è tifosi sfegatati. Quindi questa tessera e tutte le raccolte punti, o gli sconti, di cui si fa promotrice porterà queste persone a vederla come un modo meno dispendioso per ricoprirsi di colori sociali, una cosa molto positiva insomma, e come se ce ne fossero pochi, altri soldi circoleranno nel mondo del calcio.
Riguardo il secondo aspetto prima sarà importante mettere il tifoso curvarolo, (detto altrimenti “pericoloso Ultras”, se non schierato a sinistra “xenofobo”, cosi la gente che guarda il tg la sera può scuotere la testa per più secondi di fila a seconda di quanti sono gli oggettivi affibbiati) alla stregua dei peggiori criminali, dopodichè far passare la tessera come arma per debellare questa pericolosa piaga da tutti gli stadi italiani. Arma oltre che inefficace, immorale, incostituzionale, repressiva, razzista, classista, e chi più ne ha più ne metta; la confusione e l’incomprensibilità che ruota attorno a questo provvedimento non è del tutto casuale, ma deve condurre a far pensare al cittadino che è cosa buona e giusta senza che si faccia troppe domande (altrimenti è finita).
Non mi soffermerò sulle contraddizioni pratiche e tecniche di questo strumento, gente più esperta e preparata di me sta già provvedendo a controinformare i futuri “clienti”; più interessante è invece analizzare a fondo i motivi di questo provvedimento liberticida.
Perché, quindi, si è elaborata questa tessera? Tutti saprebbero dare una risposta base a questa domanda: motivi di ordine pubblico, rendendola cosi lecita e giustificabile. Il meccanismo razionale della gente funziona cosi: gli Ultras “fanno casino”, quindi è giusto che vengano schedati per individuare “le mele marce” come accadeva nelle vaccherie al tempo della mucca pazza, e allo stadio si sta più tranquilli. Provvedimento “giusto” quindi, perchè allo stadio ci può sempre essere chi vuol far casino, e “prevenire è meglio che curare” (in virgolettato citazioni tipiche dell’argomento). Ma anche in discoteca ci può sempre essere chi vuol vendere la droga, e siccome “prevenire è meglio che curare”, si facciano le tessere nominative pure per l’ingresso in discoteca. Anche al supermercato ci può sempre essere chi vuol fare una rapina; avanti con la schedatura nominativa per entrare al supermercato. E così via. Insensato, si dirà, leggendo queste righe, ma il ragionamento è questo. Non è catastrofismo, ma lungimiranza. E’ un tentativo di schedatura preventiva che dev’essere a tutti i costi fermato, e tutti devono capirlo. Perchè si inizia con la tessera del tifoso, e si finirà con la schedatura per qualsiasi cosa, con la “prevenzione per motivi di sicurezza” come motore della società, grazie a mezzi sempre più sofisticati, proprio come nei romanzi di Orwell e Bradbury.
Libertà per gli uomini dunque, prima che per gli Ultras. Anzi, solo per gli uomini, perchè tanto i tifosi, quelli veri, questa tessera non se la faranno. ’Essere Ultras, esserlo nella mente’ non dev’essere soltanto il ricordo di uno striscione, ma in questi giorni tristi per la libertà degli italiani, una vera e propria massima. Serve mentalità, quella che contraddistingue l’ultimo baluardo di ribellione alla società moderna da quasi mezzo secolo a oggi, l’unico vero fenomeno antagonista che lo Stato teme sul serio e quindi combatte così strenuamente, con la forza e con l’inganno. C’è da svegliarsi, chi ci governa non deve riuscire a trasformarci in un gregge, e per far si che ciò non avvenga ci sarà da combattere. Perchè prevenire è meglio che curare…
Fabrizio Pusceddu (Ultras S.S Lazio)
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